Genomica Nutrizionale

 
Gli effetti dei composti bioattivi alimentari

 

B) Gli effetti dei composti bioattivi alimentari

Prima di affrontare le conseguenze legate ai diversi cibi, ho ritenuto opportuno fornirvi alcune idee sugli effetti che i composti bioattivi alimentari possono avere sulla proliferazione cellulare. Intendo parlare dei sistemi di riparazione del DNA, di attivazione dei nostri geni, di promozione della differenziazione e, infine, di produzione di tossine cancerogene o della loro detossificazione. La malnutrizione diminuisce le capacità di riparazione del DNA oppure che, viceversa, un frutto come il kiwi o un oligoelemento come il selenio le aumentano. Inoltre è stato dimostrato molto di recente che i succhi ricchi di licopene migliorano considerevolmente l'attività di questi sistemi di riparazione. Sappiamo ugualmente che un gene può essere attivato più o meno facilmente. Se non può esserlo affatto, allora si dice che è reso silente e, in questo caso, non c'è nulla che lo possa attivare. Affinché un gene sia reso silente, è sufficiente fare aderire qualche atomo di carbonio e di idrogeno alle molecole che lo circondano. Questo procedimento è molto utilizzato in natura per evitare che i geni pericolosi, come possono esserlo gli oncogeni, si attivino troppo spesso. È regolato da due generi  di enzimi antagonisti:

  1. enzimi che rendono i geni silenti: sono gli istoni acetiltransferasi (HAT)

  2. enzimi che rendono attivi i geni: sono gli istoni deacetilasi (HDAC)

Alcuni prodotti inibiscono gli HDAC, diminuendo il rischio di cancro, questi sono:

  • il butirrato (prodotto dalla fermentazione nell'intestino di alcuni polisaccaridi),

  • il diallil disulfide (contenuto nell'aglio),

  • il sulforafano (contenuto nei cavoli).

Per quanto riguarda i meccanismi di differenziazione, che tendono a diminuire la capacità delle cellule di moltiplicarsi, oggi sappiamo che i derivati dell'acido retinoico, che si trovano per esempio nelle carote, e alcuni acidi grassi polinsaturi presenti soprattutto negli oli di pesce sono tutti prodotti  che possono stimolare questi meccanismi di differenziazione  e rappresentare quindi altrettanti formidabili agenti anticancro.

C) Meccanismi di produzione, detossificazione, neutralizzazione delle tossine cancerogene

Infine, e questo è uno degli argomenti più appassionanti della nutrigenomica  dobbiamo parlare dei meccanismi di produzione delle tossine cancerogene e di detossificazione e neutralizzazione di questi prodotti. Negli alimenti e nelle bevande che ingeriamo, ma anche all'interno del nostro corpo come prodotto del funzionamento naturale dei nostri organi, esistono sostanze che possono diventare cancerogene sotto l'effetto di una bioattivazione metabolica: da un certo punto di vista possono essere considerate come veri e propri cancerogeni. Gli enzimi capaci di produrre queste sostanze sono detti di fase I. Gli enzimi che invece detossificano  i prodotti cancerogeni e permettono di eliminarli prima che producano il loro effetto dannoso sono detti di fase II.

enzimi di fase I:  produzione   ------>       sostanze cancerogene         <-------    enzimi di fase II (detossificazione)

1) enzimi di fase I: la loro presenza e la loro attività varia da un individuo all'altro; è geneticamente determinata: ereditiamo dai nostri genitori il fatto di avere molti di questi enzimi o di non averli, o che essi siano poco attivi oppure troppo. La presenza di questi enzimi, i più conosciuti dei quali sono i citocromi P450, le perossidasi o le transferasi, permette di spiegare perché e come alcuni fumatori sviluppano un tumore al polmone ed altri no: se avete molti di questi enzimi, anche se fumate poco produrrete grandi quantità di sostanze cancerogene e avrete un rischio elevato di sviluppare un tumore al polmone. Se invece ne avete pochi o non ne avete, probabilmente potreste fumare senza grandi rischi. Questo vale per tutte le situazioni in cui l'organismo viene a contatto con gli idrocarburi policiclici (carne troppo cotta o cotta sulla fiamma, presenza negli alimenti di aflatossine, ecc.). E' stato dimostrato che il succo di pompelmo, l'aglio o il vino rosso sono capaci di inibire questi enzimi di fase I e di diminuire il rischio di avere un tumore.

2) enzimi di fase II: citiamone uno molto famoso: la glutatione-S-transferasi. Quando agiscono, questi enzimi provocano una vera e propria detossificazione della maggior parte dei composti potenzialmente cancerogeni. Sono stimolati dagli isotiocianati presenti nei cavoletti di Bruxelles e nei cavoli rossi ma non quelli nei cavoli bianchi e nei broccoli. 

Grazie alla sperimentazione scientifica, abbiamo compreso che esiste necessariamente un legame tra ciò che mangiamo e il nostro rischio di sviluppare un tumore. Abbiamo visto come e perché questo si sviluppa, iniziando anche ad anticipare quello che dobbiamo fare e quello che è meglio evitare. Si parlerà semplicemente di cibi e del modo migliore di nutrirci allo scopo di diminuire il rischio di sviluppare, un giorno, un tumore. Questo ci permetterà in un primo momento di passare in rassegna i grandi gruppi di alimenti, per poi terminare fornendo i nostri consigli anticancro. Tenete sempre presente che una determinata dieta non può andare bene sia per una giovane donna, il cui corpo pullula di ormoni femminili dal grande potere cancerogeno sul seno, sia per una donna in menopausa, che non ha quasi più secrezioni ormonali nel suo organismo. O che lo stesso regime alimentare può essere adatto sia per un grande fumatore, che ogni giorno deve riparare milioni di colpi inflitti al suo DNA dai cancerogeni delle sue sigarette, sia per un uomo che invece non fuma. Insieme a Nathalie Hutter-Lardeau, nutrizionista di eccezionale valore, abbiamo cercato di proporvi alcuni consigli anticancro letteralmente "su misura".

Riferimenti bibliografici e letteratura scientifica


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